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	<title>Alfonso Benadduce Teatro</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 17:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
QUANDO LA POESIA INCONTRA IL TEATRO * 
Strepitosa interpretazione dell&#8217;artista casertano Alfonso Benadduce in scena, all&#8217;Eremo di san Vitaliano, con un poema di Silvia Bre. 
di Nunzia Russo 
&#8220;E sono Sebastiano \&#160;il nudo ascolto \&#160;la perfetta capienza delle frecce- \&#160;nessuna andr&#224; perduta. \&#160;Eccomi, sono \ questo sacro convegno di miserie. \ E vi perd&#242;no.&#8221; 
&#200; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><a href="http://www.alfonsobenadduce.com/teatro"><img src="http://www.alfonsobenadduce.com/images/sempre/sempreperdendosi%2001.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" width="150" height="211" align="left" /></a></strong></p>
<p><font color="#cccccc"><strong>QUANDO LA POESIA INCONTRA IL TEATRO *</strong> </font></p>
<p><strong>Strepitosa interpretazione dell&rsquo;artista casertano Alfonso Benadduce in scena, all&rsquo;Eremo di san Vitaliano, con un poema di Silvia Bre.</strong> </p>
<p>di Nunzia Russo </p>
<p><em>&ldquo;E sono Sebastiano \&nbsp;il nudo ascolto \&nbsp;la perfetta capienza delle frecce- \&nbsp;nessuna andr&agrave; perduta. \&nbsp;Eccomi, sono \ questo sacro convegno di miserie. \ E vi perd&ograve;no.&rdquo;</em> </p>
<p align="justify">&Egrave; un assaggio, soltanto un assaggio, del poema tragico &ldquo;Sempre perdendosi&rdquo;, che Silvia Bre, poetessa raffinata, penna tra le pi&ugrave; interessanti e incisive del panorama letterario italiano contemporaneo, ha scritto per l&rsquo;artista casertano Alfonso Benadduce. E Alfonso Benadduce, attore, regista, autore teatrale, lo ha portato magistralmente in scena, il 24 agosto scorso, sul palco allestito all&rsquo;ombra dell&rsquo;Eremo di san Vitaliano a Casola di Caserta nell&rsquo;ambito del festival &ldquo;Eremo Visibile@Invisibile&rdquo;, che la Fondazione omonima ha organizzato per il quinto anno consecutivo. Un assolo di 50 minuti, intenso, potente. Intorno e sopra a una colonna-piedistallo rettangolare, ai piedi della quale corre morbido un lenzuolo nero, elementi unici di una scenografia netta ed essenziale, l&rsquo;attore concentra e spagina l&rsquo;azione scenica e d&agrave; voce a Sebastiano, il protagonista del poema. Trafitto da frecce, sanguinante, Sebastiano sussurra e urla insieme il suo dolore, straziato e straziante, all&rsquo;indirizzo della morte, che lo esanima, lo sfinisce, ma non lo finisce. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Muoio contro il muro \ </em><em>reo confesso \ tramortito dalla morte che non viene&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Dirompente e sottile il lavoro sulla voce, che l&rsquo;attore modula in termini di timbro, tono, colore, assecondando l&rsquo;incalzare dei versi e pattinando su un difficile, ma efficace susseguirsi di climax crescenti e decrescenti. Dalla prima all&rsquo;ultima parola, quindi, il pathos accompagna e suggella il dire, nel dialogo costante della voce stessa con l&rsquo;attento e imponente linguaggio del corpo, i gesti impeccabili, l&rsquo;ingresso e l&rsquo;uscita dei brani musicali, il gioco sapiente delle luci. Niente &egrave; affidato al caso. Tutto &egrave; studiato e curato nel dettaglio, come &egrave; proprio del teatro di ricerca di Alfonso Benadduce, che dello spettacolo ha firmato anche la regia. Suoi alleati e complici, in scena, il silenzio dell&rsquo;Eremo immerso nel verde, la luna, il fruscio leggero del vento tra gli alberi che incombono sul palco a naturale prosecuzione delle quinte teatrali. Un&rsquo;atmosfera suggestiva, magica. Il pubblico applaude, assorto, attonito, emozionato. Presente, in platea, Silvia Bre, che da Roma, dove vive e scrive, ha raggiunto Caserta e il festival, la sera del 24, per partecipare all&rsquo;evento. Applausi anche per lei e per la sua ultima e splendida raccolta di poesie, &ldquo;Marmo&rdquo;, pubblicata ad aprile scorso da Giulio Einaudi editore. L&rsquo;opera, che chiude proprio con il poema tragico &ldquo;Sempre perdendosi&rdquo;, sta collezionando un successo dopo l&rsquo;altro, dal premio Mondello al prestigiosissimo premio Viareggio, vinto a fine agosto. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Ad Alfonso Benadduce per la continua trasparenza in cui scompare via nella scena&rdquo;.</em> Recita cos&igrave; la dedica con cui Silvia Bre introduce il suo poema. Giustamente orgoglioso l&rsquo;artista casertano, che abbiamo incontrato subito dopo lo spettacolo. </p>
<p align="justify"><strong>- Alfonso, non capita tutti i giorni che un poeta scriva per un attore. Silvia Bre ha scritto per lei, per il teatro di Alfonso Benadduce. Che teatro &egrave; il suo?</strong> </p>
<p align="justify">&ldquo;<em>Un teatro che dimentica la scena del mondo, affinch&eacute; tutto sia contenuto nell&rsquo;evoluzione dell&rsquo;arte. Un luogo involuto, dove la poesia e l&rsquo;opera scenica non fanno che da pericolosa scintilla e meraviglioso sfondo all&rsquo;evento superiore che attiene solo allo stupore del momento. La folgorante poesia di Silvia Bre per il mio teatro &egrave; uno strepitoso esplosivo&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify"><strong>- Chi &egrave; il Sebastiano di &ldquo;Sempre perdendosi&rdquo; e di cosa &egrave; metafora?</strong> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;&Egrave; una figura enorme, che riflette in modo raccolto tutto quanto c&rsquo;&egrave; da dimenticare, la vita, l&#39;attesa della morte, ogni cosa. &Egrave; il segno della perdizione nell&rsquo;arte al ritmo costante di un dolore. Un dono grande al teatro, al quale Silvia sembra appartenere da sempre&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">* articolo pubblicato sul quindicinale &ldquo;La Riflessione&rdquo;, numero del 15 settembre 2007.</p>
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		<title>recensione di Leonardo Marini</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 11:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un &#8220;crudele&#8221; ed esaltante esordio letterario: Alfonso Benadduce, &#8220;Libercolo dell&#8217;onta&#8221;
 &#171;Scrivo dalla congetturata villa dei miei desideri,dal tumulo dei miei bisogni, il luogo del mio penoso rifugio: il posto dove la mia squilibrata essenza va svigorendosi sempre pi&#249; o forse &#232; del tutto svigorita ormai. Da qui mi spalanco per dipanare ci&#242; che il monumento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Un &ldquo;crudele&rdquo; ed esaltante esordio letterario: Alfonso Benadduce, &ldquo;Libercolo dell&rsquo;onta&rdquo;</p>
<p align="justify"><img src="http://www.alfonsobenadduce.com/teatro/images/uploads/la-mia-anima-al-tavolino-w.jpg" border="0" alt="la mia anima al tavolino" title="la mia anima al tavolino" hspace="5" vspace="5" width="200" height="291" align="right" /> &laquo;Scrivo dalla congetturata villa dei miei desideri,dal tumulo dei miei bisogni, il luogo del mio penoso rifugio: il posto dove la mia squilibrata essenza va svigorendosi sempre pi&ugrave; o forse &egrave; del tutto svigorita ormai. Da qui mi spalanco per dipanare ci&ograve; che il monumento di me contiene al suo interno, attaccato alle sue fondamenta. &Egrave; da qui che vi parlo e non perch&eacute; ci si intenda o ci si accomuni, bench&eacute; l&rsquo;idea di comunione sia mia eterna speranza &ndash; vi scrivo perch&eacute; necessito di parlare e ci&ograve; mi d&agrave; dolore e trista essenza. Ma come posso fare a essere pi&ugrave; vigoroso? A cedere al desiderio di possedere un ardimento? Come potr&ograve; mai accantonare la mia codardia e la vilt&agrave;? Sento che questo luogo sar&agrave; l&rsquo;unico possibile forte della mia anima, il solo soggiorno accettabile, perch&eacute; io viva relegato in un avello e perch&eacute; io viva.&raquo; Questo il potente e sorprendente incipit del primo libro di Alfonso Benadduce (finalista Premio Viareggio 2006). L&rsquo;autore ci parla da una sua dimora tenebrosa, un luogo di disperazione, di paura, di rifiuto, appunto perch&eacute; distante, fuori dalla vita, ma anche un luogo protetto, un rifugio, perch&eacute; riparato da essa. Da questo antro oscuro (eppure cos&igrave; vicino ad ogni lettore di una pur minima sensibilit&agrave;) emerge una voce di assoluta novit&agrave; e interesse. Infatti, prima ancora che pagine di rara bellezza, di notevole forza creativa e di autentica intelligenza stilistica (qualit&agrave; tutte presenti e riscontrabili in gran numero), quello che pi&ugrave; ci sorprende e ci avvince di questo libro &egrave; l&rsquo;emergere di un vero e proprio personaggio-uomo, dotato di incredibile fascino e complessit&agrave;.</p>
<p>Questo &egrave;, a nostro avviso, la prima e vera forza di questo mirabile libercolo. Non si pu&ograve; non venire catturati ed ammaliati da quest&rsquo;anima cupa e sferzante, tragica ed istrionica, che ci trascina con s&eacute; nel suo abisso, che sa mettere a nudo (e mettere in scena) la propria disarmonia con la vita (&laquo;Non riesco a vivere e non so dire perch&eacute;. Nulla che riguardi il passato o il futuro mi ha mai riguardato&raquo;), la propria impudica e mai vacillante disperazione (&laquo;Sono lontano dagli altri e la mia vita &egrave; tragedia&raquo;), ma che allo stesso tempo sa esibirci una straordinaria forza di reazione (che ogni lettore, finanche minimamente coinvolto, finir&agrave; fatalmente per invidiargli), fatta di scintillante intelligenza e di gagliarda ironia (&laquo;Sono ossessionato dal non avere pi&ugrave; col passar del tempo una figura armonica e ben fatta. Perch&eacute;, porco firmamento, desidero morire e abbellirmi? smanio di spirare anche mentre mi alleno? pensavo di lanciarmi a bocca aperta contro l&rsquo;angolo di uno scalino anche mentre potentemente mi addestravo?&raquo;) E l&rsquo;anima, il personaggio-uomo che prende vita in questo magnifico esordio letterario, sa incantarci e coinvolgerci soprattutto perch&eacute; questo &egrave; un libro profondamente e dichiaratamente sincero, un vero e proprio &ldquo;cuore messo a nudo&rdquo; come pochi ne sono stati scritti nella letteratura recente e non solo. Non &egrave; ovviamente di una sincerit&agrave; diaristica o di vacuo intimismo da vanvera confidenziale che parliamo, ma di una verit&agrave; che ha la sua essenza in un rapporto sempre diretto, vitale ed ossessivo, con l&rsquo;arte, nei suoi molteplici strumenti e declinazioni espressive.
<p align="justify">Alfonso Benadduce, prima ancora che scrittore (e pittore: suo &egrave; il quadro che compare nella copertina del volume) &egrave; attore, regista e autore teatrale, e da uomo che profondamente vive e conosce il teatro, sa quanto la verit&agrave; non venga da una mendace e fondamentalmente ipocrita idea di spontaneit&agrave; e naturalezza, bens&igrave; dalla massima esercitazione e consapevolezza dei propri artifizi e strumenti espressivi: &laquo;Ho un rapporto elevato con il teatro, col miracolo dei suoi errori. Ne stimo ci&ograve; che &egrave; smaccatamente sfacciato, raro, dipinto e variamente falso. Ne ammiro gli ornamenti e gli idilli trucchi, le animosit&agrave; che affiorano dalle fosse dell&rsquo;anima, i raggiri che occorrono per piangere e far piangere. Amo del teatro il suo malgarbo incantatore, il sublime finto che urla di vero &ndash; la sua trasparenza amo al contempo, occultatrice. L&rsquo;ho gi&agrave; detto tra me e me e me lo ripeto spesso, mai fingere di fare davvero, ma fare veramente finta, sulla scena. Essere fasulli, non dei fasulli esseri.&raquo;</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal" align="justify"><a href="http://www.alfonsobenadduce.com/teatro//?page_id=41" title="libercolo dell&#39;onta"><img src="http://www.alfonsobenadduce.com/images/libercolo%20dell%27onta.jpg" border="0" alt="Alfonso Benadduce Libercolo dell&rsquo;onta edizioni LietoColle" title="Alfonso Benadduce Libercolo dell&rsquo;onta edizioni LietoColle" hspace="5" vspace="5" width="165" height="233" align="right" /></a></p>
<p align="justify">Una consapevolezza ed una esercitazione intima, continua e famelica. Un vero incessante corpo a corpo con l&rsquo;arte, una torturante e tenace riflessione su di essa ed una esasperata difesa della sua necessit&agrave;: questa ci sembra la cifra costante nel nostro autore, che trova nell&rsquo;arte il proprio tenebroso (ma non ottenebrato) riparo, la propria unica e reale totalit&agrave; da opporre con rivalsa ad una esistenza fatalmente condannata all&rsquo;aporia. Assai presente &egrave; l&rsquo;eco di autori come Artaud, Sade, Bataille, Klossowski, Blanchot, Foucault, Manganelli, Bene, per citare soltanto quelli che a nostro parere sono i maggiori numi tutelari di questa opera. Da coerente discepolo di siffatti maestri, Benadduce trova la sincerit&agrave; e la bellezza della propria scrittura anzitutto liberandola dalla falsit&agrave; di ogni consuetudine linguistica, dagli inganni di una lingua presuntamene adibibile a strumento neutro e aproblematico: nella prosa del nostro autore la lingua viene sventrata e liberata dai comforts e dalle anchilosi di ogni sua generica convenzionalit&agrave; espressiva e comunicativa. Nel &ldquo;Libercolo dell&rsquo;onta&rdquo; la lingua, lo stile, tornano a farsi materia plastica, tavolozza di colori, ricercata composizione musicale, con risultati al contempo di rara poesia e di eccezionale ironia espressiva: &laquo;Allibito cominciai a muovermi lentissimo verso la scala curando con estrema precisione la frigidit&agrave; dell&rsquo;andatura affinch&eacute; le arrivasse il terrifico impietrimento che mi aveva causato. Salii la rampa. Giunto al piano compii il percorso sempre con somma forgiata lentezza, e arrivato alla camera chiusi con estrema forza la porta, ma senza foggiare eccessivo fragore. Il chiaro della casa ebbe una rapida dissolvenza, rabbui&ograve;. La sera, con i suoi gufi e i suoi vermi, era penetrata in ogni insenatura dell&rsquo;abitato, segnando con la sua acqua marcia la placidit&agrave; di quei luoghi. La zia pianse come credo non le succedesse da un tempo immenso o forse da mai. Soffocata dal dolore lasci&ograve; il pianterreno che ormai non sentiva pi&ugrave; suo e si diresse, stracciata, alla propria stanza da letto senza mai, irrealmente, accendere una fiammella. Era mio il salone, la Hall! In quell&rsquo;istante lo capii e godetti, lo giuro, di sana cattiveria. Atrio!&raquo; Invitando i lettori a farsi catturare da questo splendido esordio letterario, vorrei concludere citando, come miglior viatico, le parole con cui Silvia Bre chiude la sua luminosa postfazione al libro: &laquo;Con mezzi di mirabile fortuna l&rsquo;onta &egrave; stata dichiarata. A partire da essa, dall&rsquo;urlo di chi non si voleva vivo e subisce, tutto potr&agrave; essere detto. La scena &egrave; stata ripulita, e il delirio di esistere pu&ograve; spaziare nel vuoto che si merita: una tabula rasa da cui la fenice del senso, come dopo un teatrale capitombolo, non sembra volersi sollevare.&raquo;</p>
<p align="justify">Leonardo Marini</p>
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		<title>foto Estasi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 17:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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		<title>foto sempre perdendosi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 13:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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		<title>recensione di Alessandro Moscè</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 08:52:14 +0000</pubDate>
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Il Libercolo di Benadduce &#8211; diario di una brutta realt&#224;
&#8220;Libercolo dell&#8217;onta&#8221;: un titolo di Alfonso Benadduce attore e regista teatrale, che al suo primo lbro &#232; approdato niente meno che in finale al Premio Viareggio.Un diario in prosa intimamente complesso, originale, un &#8220;soggiorno&#8221; che entra in modo truce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> 	Corriere Adriatico &#8211; marted&igrave; 10 ottobre 2006</p>
<p>Il Libercolo di Benadduce &ndash; diario di una brutta realt&agrave;</p>
<p>&ldquo;Libercolo dell&rsquo;onta&rdquo;: un titolo di Alfonso Benadduce attore e regista teatrale, che al suo primo lbro &egrave; approdato niente meno che in finale al Premio Viareggio.<br />Un diario in prosa intimamente complesso, originale, un &ldquo;soggiorno&rdquo; che entra in modo truce sull&rsquo;eterno presente di un giovane, sull&rsquo;esperienza incisa nella faccia, per dirla con le parole di Benadduce.<br />Un tempo dei contralti, dell&rsquo;orrore quotidiano, popolato di ombre, fi fantasmi, di un brutta realt&agrave; che attanaglia. Una cartina di tornasole del male endogeno di una generazione intera, un &ldquo;manuale immondo&rdquo;, insomma. Ecco cosa si legge in queste pagine dove affiora continuamente l&rsquo;oscurit&agrave; di vite che non urlano mai, ma che si siedono su se stesse, in un delirio che appare esterno, visibile, di una societ&agrave; cannibale, malata.<br />Scrive Benadduce: Ho finalmente adesso l&rsquo;energia sufficiente per dire il mio viaggio. Sedetevi, comodamente mi ascolterete meglio. Vi favolegger&ograve; il momento artificiale e alacre della mia sosta, dopo giorni di tragitti, di irragionevolezze e di organizzazione&rdquo;.<br />Il male &egrave; nel vociare, nei gesti, nelle nefandezze, nell&rsquo;asetticit&agrave;, nella vilt&agrave; dell&rsquo;uomo e Benadduce coglie il sintomo, lo espelle da s&eacute;, lo condanna apertamente.<br />Tra gioia e amarezza momentanee, come un &ldquo;fauno triste&rdquo;, rende irreale il suo punto di vista, qualcosa di invissuto, pi&ugrave; che di invivibile.<br />E quando si racconta dell&rsquo;ostilit&agrave; del buio, del grave delle cose, si vuole restituire un&rsquo;opportunit&agrave; alla propria anima indefessa: un modo come tanti per sfuggire allo &ldquo;schianto&rdquo; della vita. L&rsquo;incomprensione &egrave; una condizione della mente ribadita in proprio, cos&igrave; il bisogno di stare bene.<br />Essere buttati sul letto, indica una smaniante rassegnazione, un&rsquo;angoscia riflessa. Il metaracconto di Benadduce inserisce in quella antologica scrittura dal sapore autobiografico, che fissa il terzo millennio dei trentenni con estrema disinvoltura, senza finzioni. &ldquo;Libercolo dell&rsquo;onta&rdquo; &egrave; un inno alla verit&agrave; nuda e cruda.<br />Basta pensare ad affermazioni inequivocabili come: &ldquo;Resto cos&igrave; allibito di fronte al mondo. Posseggo un enorme intreccio di attitudini, numerosi rami e foglie e frutti, come di mille alberi schierati, carichi di colore e di verde scuro&rdquo;.<br />La solitudine &egrave; un&rsquo;ammissione, una corrispondenza. La casa come l&rsquo;involucro che protegge e condanna, una specie di ricovero per una neutralit&agrave; ribadita. Bramare il silenzio &egrave; gi&agrave; un compimento, un&rsquo;immobilit&agrave; curativa. Ma il cuore non si &egrave; mai sopito, scrive Benadduce. Segno che il proprio patto con la &ldquo;debolezza&rdquo; del vivere conosce s&igrave; un accoramento, ma anche un tentativo di catarsi, fortemente autonomo. Una lettura che aiuta a sondare l&rsquo;anima umana.</p>
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		<title>foto Il povero Riccardo III &#8211; I edizione</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2007 22:00:34 +0000</pubDate>
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		<title>foto il povero Riccardo III</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2007 20:52:03 +0000</pubDate>
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		<title>foto Paradiso Perduto</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2007 20:49:35 +0000</pubDate>
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		<title>foto Romeo END Juliet</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 19:05:09 +0000</pubDate>
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		<title>foto Estasi</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 18:42:56 +0000</pubDate>
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