Paradiso perduto

alfonso benaddeuce paradiso perduto

2003 Paradiso perduto pandemonio da John Milton, testo, costumi e regia Alfonso Benadduce, con Alfonso Benadduce (Satana) e Francesca Cutolo (Eva)

Prima nazionale Teatro Sala Uno, Roma – dicembre 2003

Traghettare uno dei poemi più valorosi della letteratura occidentale negli sprofondi più atri della catastrofe!
Protagonista Lucifero, claudicante e dolente, vittima di incontrollate passioni, figura esemplare a effigiare il vizio, le cadute. Compare malcerto, atroce, beffardo – scompare. Appare la donna, tentata e a sua volta tentatrice – sparisce.
Satana, e di lontano, nel buio più ostile Eva: una bollente effusione nell’eden pandemonio, negli inferi paradiso di piaceri. Signoreggia la rovina, l’incidente, qua e là illuminati da squarci di luce pesta. Ombre di gravità nell’ombra. Sovrumani versi. Serietà tragica e mai diletto. Eva smorta votata al suicidio.
Striscia nella nebbia una bestia, nient’altro che  il diavolo camuffato da serpe, si cala in una recita mostruosa, emette una litania da infernale. I suoi sguardi, fatti ad arte, compongono un monito tremendo contro ogni tenue poetare. Sberleffo. Smorfia. Stupore. Trionfa la ferocia, l’empio piacere del disfacimento, l’amato peccato: colpa, perdita, male.
Il demonio in delirio ballonzola e ride, come un verme, mentre esibisce tra le mani la mela. La tragedia si bagna di desiderio sotto lo sguardo accecato di Eva. Brillano le corna. Satana, pericoloso attore, non fa che leccare la polvere per poi risputarla, sperando nel prodigio del teatro. Inesauribilmente si dimena. Falcia l’entusiasmo ottuso dei benigni, sprigionando, tra un verso seicentesco e l’altro, sue spietate smanie. Eva incredula non sa se sperare o lacrimare. Sorprendente il demonio diserta tra le quinte.

E comunque sarà la bellezza ad uccidermi, non certo voi!

 

 

 

 

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