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		<title>Ciao mondo!!</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 21:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 17:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[QUANDO LA POESIA INCONTRA IL TEATRO * Strepitosa interpretazione dell&#8217;artista casertano Alfonso Benadduce in scena, all&#8217;Eremo di san Vitaliano, con un poema di Silvia Bre. di Nunzia Russo &#8220;E sono Sebastiano &#160;il nudo ascolto &#160;la perfetta capienza delle frecce- &#160;nessuna &#8230; <a href="http://www.alfonsobenadduce.com/wp/it/2007/10/quando-la-poesia-incontra-il-teatro/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><a href="http://www.alfonsobenadduce.com/teatro"><img src="http://www.alfonsobenadduce.com/images/sempre/sempreperdendosi%2001.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" width="150" height="211" align="left" /></a></strong></p>
<p><font color="#cccccc"><strong>QUANDO LA POESIA INCONTRA IL TEATRO *</strong> </font></p>
<p><strong>Strepitosa interpretazione dell&rsquo;artista casertano Alfonso Benadduce in scena, all&rsquo;Eremo di san Vitaliano, con un poema di Silvia Bre.</strong> </p>
<p>di Nunzia Russo </p>
<p><em>&ldquo;E sono Sebastiano &nbsp;il nudo ascolto &nbsp;la perfetta capienza delle frecce- &nbsp;nessuna andr&agrave; perduta. &nbsp;Eccomi, sono  questo sacro convegno di miserie.  E vi perd&ograve;no.&rdquo;</em> </p>
<p align="justify">&Egrave; un assaggio, soltanto un assaggio, del poema tragico &ldquo;Sempre perdendosi&rdquo;, che Silvia Bre, poetessa raffinata, penna tra le pi&ugrave; interessanti e incisive del panorama letterario italiano contemporaneo, ha scritto per l&rsquo;artista casertano Alfonso Benadduce. E Alfonso Benadduce, attore, regista, autore teatrale, lo ha portato magistralmente in scena, il 24 agosto scorso, sul palco allestito all&rsquo;ombra dell&rsquo;Eremo di san Vitaliano a Casola di Caserta nell&rsquo;ambito del festival &ldquo;Eremo Visibile@Invisibile&rdquo;, che la Fondazione omonima ha organizzato per il quinto anno consecutivo. Un assolo di 50 minuti, intenso, potente. Intorno e sopra a una colonna-piedistallo rettangolare, ai piedi della quale corre morbido un lenzuolo nero, elementi unici di una scenografia netta ed essenziale, l&rsquo;attore concentra e spagina l&rsquo;azione scenica e d&agrave; voce a Sebastiano, il protagonista del poema. Trafitto da frecce, sanguinante, Sebastiano sussurra e urla insieme il suo dolore, straziato e straziante, all&rsquo;indirizzo della morte, che lo esanima, lo sfinisce, ma non lo finisce. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Muoio contro il muro  </em><em>reo confesso  tramortito dalla morte che non viene&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Dirompente e sottile il lavoro sulla voce, che l&rsquo;attore modula in termini di timbro, tono, colore, assecondando l&rsquo;incalzare dei versi e pattinando su un difficile, ma efficace susseguirsi di climax crescenti e decrescenti. Dalla prima all&rsquo;ultima parola, quindi, il pathos accompagna e suggella il dire, nel dialogo costante della voce stessa con l&rsquo;attento e imponente linguaggio del corpo, i gesti impeccabili, l&rsquo;ingresso e l&rsquo;uscita dei brani musicali, il gioco sapiente delle luci. Niente &egrave; affidato al caso. Tutto &egrave; studiato e curato nel dettaglio, come &egrave; proprio del teatro di ricerca di Alfonso Benadduce, che dello spettacolo ha firmato anche la regia. Suoi alleati e complici, in scena, il silenzio dell&rsquo;Eremo immerso nel verde, la luna, il fruscio leggero del vento tra gli alberi che incombono sul palco a naturale prosecuzione delle quinte teatrali. Un&rsquo;atmosfera suggestiva, magica. Il pubblico applaude, assorto, attonito, emozionato. Presente, in platea, Silvia Bre, che da Roma, dove vive e scrive, ha raggiunto Caserta e il festival, la sera del 24, per partecipare all&rsquo;evento. Applausi anche per lei e per la sua ultima e splendida raccolta di poesie, &ldquo;Marmo&rdquo;, pubblicata ad aprile scorso da Giulio Einaudi editore. L&rsquo;opera, che chiude proprio con il poema tragico &ldquo;Sempre perdendosi&rdquo;, sta collezionando un successo dopo l&rsquo;altro, dal premio Mondello al prestigiosissimo premio Viareggio, vinto a fine agosto. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Ad Alfonso Benadduce per la continua trasparenza in cui scompare via nella scena&rdquo;.</em> Recita cos&igrave; la dedica con cui Silvia Bre introduce il suo poema. Giustamente orgoglioso l&rsquo;artista casertano, che abbiamo incontrato subito dopo lo spettacolo. </p>
<p align="justify"><strong>- Alfonso, non capita tutti i giorni che un poeta scriva per un attore. Silvia Bre ha scritto per lei, per il teatro di Alfonso Benadduce. Che teatro &egrave; il suo?</strong> </p>
<p align="justify">&ldquo;<em>Un teatro che dimentica la scena del mondo, affinch&eacute; tutto sia contenuto nell&rsquo;evoluzione dell&rsquo;arte. Un luogo involuto, dove la poesia e l&rsquo;opera scenica non fanno che da pericolosa scintilla e meraviglioso sfondo all&rsquo;evento superiore che attiene solo allo stupore del momento. La folgorante poesia di Silvia Bre per il mio teatro &egrave; uno strepitoso esplosivo&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify"><strong>- Chi &egrave; il Sebastiano di &ldquo;Sempre perdendosi&rdquo; e di cosa &egrave; metafora?</strong> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;&Egrave; una figura enorme, che riflette in modo raccolto tutto quanto c&rsquo;&egrave; da dimenticare, la vita, l&#39;attesa della morte, ogni cosa. &Egrave; il segno della perdizione nell&rsquo;arte al ritmo costante di un dolore. Un dono grande al teatro, al quale Silvia sembra appartenere da sempre&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">* articolo pubblicato sul quindicinale &ldquo;La Riflessione&rdquo;, numero del 15 settembre 2007.</p>
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		<title>recensione di Leonardo Marini</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 11:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un “crudele” ed esaltante esordio letterario: Alfonso Benadduce, “Libercolo dell’onta” «Scrivo dalla congetturata villa dei miei desideri,dal tumulo dei miei bisogni, il luogo del mio penoso rifugio: il posto dove la mia squilibrata essenza va svigorendosi sempre più o forse &#8230; <a href="http://www.alfonsobenadduce.com/wp/it/2007/07/recensione-di-leonardo-marini-su-sempre-perdendosi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un “crudele” ed esaltante esordio letterario: Alfonso Benadduce, “Libercolo dell’onta”</p>
<p style="text-align: justify;"><img title="la mia anima al tavolino" src="http://www.alfonsobenadduce.com/wp/wp-content/uploads/2007/07/la-mia-anima-al-tavolino-w1.jpg" border="0" alt="la mia anima al tavolino" hspace="5" vspace="5" width="200" height="291" align="right" /> «Scrivo dalla congetturata villa dei miei desideri,dal tumulo dei miei bisogni, il luogo del mio penoso rifugio: il posto dove la mia squilibrata essenza va svigorendosi sempre più o forse è del tutto svigorita ormai. Da qui mi spalanco per dipanare ciò che il monumento di me contiene al suo interno, attaccato alle sue fondamenta. È da qui che vi parlo e non perché ci si intenda o ci si accomuni, benché l’idea di comunione sia mia eterna speranza – vi scrivo perché necessito di parlare e ciò mi dà dolore e trista essenza. Ma come posso fare a essere più vigoroso? A cedere al desiderio di possedere un ardimento? Come potrò mai accantonare la mia codardia e la viltà? Sento che questo luogo sarà l’unico possibile forte della mia anima, il solo soggiorno accettabile, perché io viva relegato in un avello e perché io viva.» Questo il potente e sorprendente incipit del primo libro di Alfonso Benadduce (finalista Premio Viareggio 2006). L’autore ci parla da una sua dimora tenebrosa, un luogo di disperazione, di paura, di rifiuto, appunto perché distante, fuori dalla vita, ma anche un luogo protetto, un rifugio, perché riparato da essa. Da questo antro oscuro (eppure così vicino ad ogni lettore di una pur minima sensibilità) emerge una voce di assoluta novità e interesse. Infatti, prima ancora che pagine di rara bellezza, di notevole forza creativa e di autentica intelligenza stilistica (qualità tutte presenti e riscontrabili in gran numero), quello che più ci sorprende e ci avvince di questo libro è l’emergere di un vero e proprio personaggio-uomo, dotato di incredibile fascino e complessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è, a nostro avviso, la prima e vera forza di questo mirabile libercolo. Non si può non venire catturati ed ammaliati da quest’anima cupa e sferzante, tragica ed istrionica, che ci trascina con sé nel suo abisso, che sa mettere a nudo (e mettere in scena) la propria disarmonia con la vita («Non riesco a vivere e non so dire perché. Nulla che riguardi il passato o il futuro mi ha mai riguardato»), la propria impudica e mai vacillante disperazione («Sono lontano dagli altri e la mia vita è tragedia»), ma che allo stesso tempo sa esibirci una straordinaria forza di reazione (che ogni lettore, finanche minimamente coinvolto, finirà fatalmente per invidiargli), fatta di scintillante intelligenza e di gagliarda ironia («Sono ossessionato dal non avere più col passar del tempo una figura armonica e ben fatta. Perché, porco firmamento, desidero morire e abbellirmi? smanio di spirare anche mentre mi alleno? pensavo di lanciarmi a bocca aperta contro l’angolo di uno scalino anche mentre potentemente mi addestravo?») E l’anima, il personaggio-uomo che prende vita in questo magnifico esordio letterario, sa incantarci e coinvolgerci soprattutto perché questo è un libro profondamente e dichiaratamente sincero, un vero e proprio “cuore messo a nudo” come pochi ne sono stati scritti nella letteratura recente e non solo. Non è ovviamente di una sincerità diaristica o di vacuo intimismo da vanvera confidenziale che parliamo, ma di una verità che ha la sua essenza in un rapporto sempre diretto, vitale ed ossessivo, con l’arte, nei suoi molteplici strumenti e declinazioni espressive.</p>
<p style="text-align: justify;">Alfonso Benadduce, prima ancora che scrittore (e pittore: suo è il quadro che compare nella copertina del volume) è attore, regista e autore teatrale, e da uomo che profondamente vive e conosce il teatro, sa quanto la verità non venga da una mendace e fondamentalmente ipocrita idea di spontaneità e naturalezza, bensì dalla massima esercitazione e consapevolezza dei propri artifizi e strumenti espressivi: «Ho un rapporto elevato con il teatro, col miracolo dei suoi errori. Ne stimo ciò che è smaccatamente sfacciato, raro, dipinto e variamente falso. Ne ammiro gli ornamenti e gli idilli trucchi, le animosità che affiorano dalle fosse dell’anima, i raggiri che occorrono per piangere e far piangere. Amo del teatro il suo malgarbo incantatore, il sublime finto che urla di vero – la sua trasparenza amo al contempo, occultatrice. L’ho già detto tra me e me e me lo ripeto spesso, mai fingere di fare davvero, ma fare veramente finta, sulla scena. Essere fasulli, non dei fasulli esseri.»</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Una consapevolezza ed una esercitazione intima, continua e famelica. Un vero incessante corpo a corpo con l’arte, una torturante e tenace riflessione su di essa ed una esasperata difesa della sua necessità: questa ci sembra la cifra costante nel nostro autore, che trova nell’arte il proprio tenebroso (ma non ottenebrato) riparo, la propria unica e reale totalità da opporre con rivalsa ad una esistenza fatalmente condannata all’aporia. Assai presente è l’eco di autori come Artaud, Sade, Bataille, Klossowski, Blanchot, Foucault, Manganelli, Bene, per citare soltanto quelli che a nostro parere sono i maggiori numi tutelari di questa opera. Da coerente discepolo di siffatti maestri, Benadduce trova la sincerità e la bellezza della propria scrittura anzitutto liberandola dalla falsità di ogni consuetudine linguistica, dagli inganni di una lingua presuntamene adibibile a strumento neutro e aproblematico: nella prosa del nostro autore la lingua viene sventrata e liberata dai comforts e dalle anchilosi di ogni sua generica convenzionalità espressiva e comunicativa. Nel “Libercolo dell’onta” la lingua, lo stile, tornano a farsi materia plastica, tavolozza di colori, ricercata composizione musicale, con risultati al contempo di rara poesia e di eccezionale ironia espressiva: «Allibito cominciai a muovermi lentissimo verso la scala curando con estrema precisione la frigidità dell’andatura affinché le arrivasse il terrifico impietrimento che mi aveva causato. Salii la rampa. Giunto al piano compii il percorso sempre con somma forgiata lentezza, e arrivato alla camera chiusi con estrema forza la porta, ma senza foggiare eccessivo fragore. Il chiaro della casa ebbe una rapida dissolvenza, rabbuiò. La sera, con i suoi gufi e i suoi vermi, era penetrata in ogni insenatura dell’abitato, segnando con la sua acqua marcia la placidità di quei luoghi. La zia pianse come credo non le succedesse da un tempo immenso o forse da mai. Soffocata dal dolore lasciò il pianterreno che ormai non sentiva più suo e si diresse, stracciata, alla propria stanza da letto senza mai, irrealmente, accendere una fiammella. Era mio il salone, la Hall! In quell’istante lo capii e godetti, lo giuro, di sana cattiveria. Atrio!» Invitando i lettori a farsi catturare da questo splendido esordio letterario, vorrei concludere citando, come miglior viatico, le parole con cui Silvia Bre chiude la sua luminosa postfazione al libro: «Con mezzi di mirabile fortuna l’onta è stata dichiarata. A partire da essa, dall’urlo di chi non si voleva vivo e subisce, tutto potrà essere detto. La scena è stata ripulita, e il delirio di esistere può spaziare nel vuoto che si merita: una tabula rasa da cui la fenice del senso, come dopo un teatrale capitombolo, non sembra volersi sollevare.»</p>
<p style="text-align: justify;">Leonardo Marini</p>
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		<title>foto Estasi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 17:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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		<title>foto sempre perdendosi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 13:39:01 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://lnx.alfonsobenadduce.com/teatro/?page_id=16">Torna/Back </a></p>
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		<title>recensione di Alessandro Moscè</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 08:52:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Corriere Adriatico &#8211; martedì 10 ottobre 2006 Il Libercolo di Benadduce – diario di una brutta realtà “Libercolo dell’onta”: un titolo di Alfonso Benadduce attore e regista teatrale, che al suo primo lbro è approdato niente meno che in finale &#8230; <a href="http://www.alfonsobenadduce.com/wp/it/2007/06/recensione-di-alessandro-mosce/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corriere Adriatico &#8211; martedì 10 ottobre 2006</p>
<p style="text-align: justify;">Il Libercolo di Benadduce – diario di una brutta realtà</p>
<p style="text-align: justify;">“Libercolo dell’onta”: un titolo di Alfonso Benadduce attore e regista teatrale, che al suo primo lbro è approdato niente meno che in finale al Premio Viareggio.<br />
Un diario in prosa intimamente complesso, originale, un “soggiorno” che entra in modo truce sull’eterno presente di un giovane, sull’esperienza incisa nella faccia, per dirla con le parole di Benadduce.<br />
Un tempo dei contralti, dell’orrore quotidiano, popolato di ombre, fi fantasmi, di un brutta realtà che attanaglia. Una cartina di tornasole del male endogeno di una generazione intera, un “manuale immondo”, insomma. Ecco cosa si legge in queste pagine dove affiora continuamente l’oscurità di vite che non urlano mai, ma che si siedono su se stesse, in un delirio che appare esterno, visibile, di una società cannibale, malata.<br />
Scrive Benadduce: Ho finalmente adesso l’energia sufficiente per dire il mio viaggio. Sedetevi, comodamente mi ascolterete meglio. Vi favoleggerò il momento artificiale e alacre della mia sosta, dopo giorni di tragitti, di irragionevolezze e di organizzazione”.<br />
Il male è nel vociare, nei gesti, nelle nefandezze, nell’asetticità, nella viltà dell’uomo e Benadduce coglie il sintomo, lo espelle da sé, lo condanna apertamente.<br />
Tra gioia e amarezza momentanee, come un “fauno triste”, rende irreale il suo punto di vista, qualcosa di invissuto, più che di invivibile.<br />
E quando si racconta dell’ostilità del buio, del grave delle cose, si vuole restituire un’opportunità alla propria anima indefessa: un modo come tanti per sfuggire allo “schianto” della vita. L’incomprensione è una condizione della mente ribadita in proprio, così il bisogno di stare bene.<br />
Essere buttati sul letto, indica una smaniante rassegnazione, un’angoscia riflessa. Il metaracconto di Benadduce inserisce in quella antologica scrittura dal sapore autobiografico, che fissa il terzo millennio dei trentenni con estrema disinvoltura, senza finzioni. “Libercolo dell’onta” è un inno alla verità nuda e cruda.<br />
Basta pensare ad affermazioni inequivocabili come: “Resto così allibito di fronte al mondo. Posseggo un enorme intreccio di attitudini, numerosi rami e foglie e frutti, come di mille alberi schierati, carichi di colore e di verde scuro”.<br />
La solitudine è un’ammissione, una corrispondenza. La casa come l’involucro che protegge e condanna, una specie di ricovero per una neutralità ribadita. Bramare il silenzio è già un compimento, un’immobilità curativa. Ma il cuore non si è mai sopito, scrive Benadduce. Segno che il proprio patto con la “debolezza” del vivere conosce sì un accoramento, ma anche un tentativo di catarsi, fortemente autonomo. Una lettura che aiuta a sondare l’anima umana.</p>
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		<title>foto Il povero Riccardo III &#8211; I edizione</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2007 22:00:34 +0000</pubDate>
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		<title>foto il povero Riccardo III</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2007 20:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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<a href='http://www.alfonsobenadduce.com/wp/it/2007/01/foto-il-povero-riccardo-iii/ilpoveroriccardoiii03/' title='ilpoveroRiccardoIII03'><img width="145" height="98" src="http://www.alfonsobenadduce.com/wp/wp-content/uploads/2007/01/ilpoveroRiccardoIII03-220x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ilpoveroRiccardoIII03" title="ilpoveroRiccardoIII03" /></a>
<a href='http://www.alfonsobenadduce.com/wp/it/2007/01/foto-il-povero-riccardo-iii/ilpoveroriccardoiii04/' title='ilpoveroRiccardoIII04'><img width="145" height="98" src="http://www.alfonsobenadduce.com/wp/wp-content/uploads/2007/01/ilpoveroRiccardoIII04-221x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ilpoveroRiccardoIII04" title="ilpoveroRiccardoIII04" /></a>
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		<title>foto Paradiso Perduto</title>
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		<title>foto Romeo END Juliet</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 19:05:09 +0000</pubDate>
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